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Sergio Staino a "Spotorno Comics 2010"

lunedì 23 agosto 2010





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Ciao Raimondo

giovedì 15 aprile 2010

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50 anni senza il "Campionissimo"

sabato 2 gennaio 2010

“Un uomo solo è al comando; la sua maglia è biancoceleste; il suo nome è Fausto Coppi”. Con queste parole che hanno dell'epico, Mario Ferretti, voce del Giro d'Italia in un tempo in cui nel Paese non c'era ancora la tv, aprì la radiocronaca della Cuneo-Pinerolo, terz'ultima tappa della corsa rosa dell'edizione del 1949: Fausto Coppi giunse primo dopo i 254 km della gara e indossò la maglia rosa che tenne fino alla conclusione del Giro a Monza. Manco a dirlo, il secondo classificato della 32^ edizione del Giro fu Gino Bartali (a poco meno di 24 minuti).

Cinquant'anni fa, il 2 gennaio 1960, il "Campionissimo" se ne andava, intraprendendo l'ultima fuga della sua vita, stroncato dalla malaria che lo colpì in una battuta di caccia nella boscaglia attorno ad Ouagadougou dopo una corsa nell’Alto Volta, organizzata per festeggiare l’indipendenza del paese. E il 5 maggio saranno trascorsi 10 anni dalla morte di Gino Bartali.

In un articolo publicato da Repubblica, così Gianni Mura ricorda Coppi e la sua rivalità con Bartali: «Il rischio, quando si parla di Coppi, è che tutto è leggenda ed è facile, parlandone da morto, dire che ad entrare nella leggenda era predestinato. L'infanzia contadina, la bici come fuga e lavoro, le vittorie precoci (il primo Giro da gregario, presunto, di Bartali, nel 1940, attaccando proprio sull'Abetone, la montagna del rivale). E poi gli anni di prigionia in Africa, il ritorno alle corse, la Sanremo del '46 in capo a 147 km di fuga, iniziata sul Turchino, il Giro del '49 con la mitica Cuneo-Pinerolo: 192 km di fuga scalando cinque colli (Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere), Bartali secondo a 11'52" e, alla fine, a 23'47". Fu la prima accoppiata Giro-Tour, nel '49. Esaltante perché a St. Malo, causa una caduta e un crollo di fiducia, Coppi era dietro di 36'35" rispetto a Marinelli, un italiano di Francia. Seduto sul bordo del marciapiede, in attesa che Binda arrivasse con la bici di riserva, Coppi continuava a dire "basta, voglio andare a casa" e solo le insistenze dei gregari (e di Bartali) lo indussero a ripartire. A Parigi vinse con 10'55" su Bartali, fedele alleato e 25'13" su Marinelli, al quale recuperò un'ora abbondante.
Coppi, senza Bartali, non sarebbe diventato Coppi. L'Italia dello sport ha sempre avuto fame di dualismi, e un dualismo migliore non si poteva immaginare. Il vecchio e il giovane (anche se la differenza era di 5 anni), il bianco e il rosso (Coppi in realtà votava come Bartali, insieme avevano firmato un manifesto pro-Dc prima delle elezioni del '48), il chiacchierone e il taciturno, l'uomo di ferro e l'uomo di cristallo (13 fratture nella carriera di Coppi). Il fedele fino alla morte alla moglie Adriana, l'adultero che lascia la moglie Bruna e la figlia Marina per Giulia Occhini, moglie del suo medico, nota come Dama bianca. Lei in carcere ad Alessandria, poi in soggiorno obbligato ad Ancona. Le nozze in Messico, il "figlio della colpa" nato in Argentina. È questa svolta nella vita sentimentale che contribuisce all'immagine (errata, ripeto) di un Coppi di sinistra. La si sarebbe potuta ribaltare, in base ad alcune caratteristiche. Coppi era timido, parlava poco, quando vinceva per distacco non alzava mai le braccia, sorrideva raramente ed era un sorriso triste, quasi a scusarsi di aver staccato tutti. Era più esigente coi gregari, ma non dispotico. Mi ha raccontato Alfredo Martini che alla partenza di un Tour stava male, era in coda al gruppo, e fu Coppi in persona a lasciarsi sfilare per passargli una borraccia d'acqua. "Ricambierai quando starai bene", disse, e tornò verso la testa del gruppo. Bartali, il riparatore di ingiustizie, aveva voce e modi da capopopolo, ma si sapeva che era terziario carmelitano e devoto di santa Teresa. Suo padre Torello, sterratore, era socialista convinto. Coppi tifava Torino, Bartali Juventus, ma solo perché i colori della maglia erano quelli del suo paese, Ponte a Ema, prima che l'inglobasse Firenze. Sia a Bartali sia a Coppi era morto un fratello ciclista in conseguenza di una caduta. Nel '39 Giulio Bartali, nel '51 Serse Coppi, miglior amico di Bartali quando tirava tardi alla vigilia delle corse, bevendo vino rosso e fumando Nazionali senza filtro (Gauloises quand'era in Francia). Coppi, mai fumato e i soli strappi (ostriche e champagne) lontano dalle corse. (...)
La predestinazione di Coppi al mito, ancora, sta nella sua morte precoce dovuta a malasanità, si direbbe oggi. Una malaria scambiata per influenza, all'ospedale di Tortona. Pare che Coppi volesse tornare dalla moglie Bruna. Bartali e Magni ne erano convinti. Brera era convinto che Coppi si fosse lasciato morire, avendo chiesto troppo al suo fisico delicato. Bartali aveva ingaggiato Coppi come balia del promettente Romeo Venturelli, alla San Pellegrino. C'è un filmato in cui i due campioni si sfottono, al Musichiere, sull'aria di "Come pioveva", con Bartali che allude alle tante pastiglie prese da Coppi e Coppi sta al gioco. Impensabile oggi, ma nel '59 si poteva scherzare anche sul doping. E si poteva morire di malaria il 2 gennaio 1960, morte assurda che garantisce immortalità».

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Buon Natale da coach Dan Peterson
(per noi numero uno...)

lunedì 28 dicembre 2009

Feedback

mercoledì 25 novembre 2009

Grazie alla nuova segnalazione del nuovo freelance del Caña Team Enzo Conti, l'immagine di come si presentava ieri la pagina personale di Martina Dognana su Facebook.


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Martina Dogana, la "vasca", i Krumiri.

lunedì 23 novembre 2009

Riceviamo da Enzo Conti (grande fotografo e amico del Caña Team) e siamo molto felici di poter pubblicare alcune immagini e alcune note sulla visita di Martina Dogana, testimonial di «Una Vasca lunga un giorno» e grande estimatrice dei Krumiri, che ha approfittato della sua prima visita in città per andare a curiosare fra i segreti della storica pasticceria di via Lanza.
Nella sua mail, Enzo ci ha fatto appassionare (e speriamo che sia lo stesso per voi) a questa bella storia "di colore" il cui senso è:
a) sport (triathlon, ironman), resistenza, obiettivo il limite estremo, e... gola (che fa piegare, appunto, come un Krumiro);
b) una città prima conosciuta solo attraverso le scatole di latta rossa, che si visita innanzitutto per solidarietà e per amicizia, ma anche....


PREMESSA:
Martina Dogana (Valdagno, 10 aprile 1979) risiede a Valdagno in provincia di Vicenza, città nota per le Industrie Tessili Marzotto e confinante con Recoaro Terme. Qui potete leggere il suo palmarès.
Sabato a Casale per la prima volta, conosce ed apprezza i Krumiri da circa un anno. Li riceve in dono dai supporters monferrini dopo le gare e già in precedenza li aveva ordinati a distanza. I Krumiri Rossi erano presenti alla grande festa che Valdagno le ha dedicato lo scorso 24 ottobre, il giorno precedente la Maratona di Venezia, per salutare il suo ritorno dopo la prestazione alle Hawaii per Ironman World Championship.
Dopo il pranzo alla monferrina (con tartufo, da Caffè Roma - Rata Birata), verso le 16,30 non poteva mancare l'occasione per visitare il negozio e il laboratorio di Portinaro.

KRUMIRI ROSSI:
Già ai portici di via Roma, in corrispondenza con via Trevigi, la prima constatazione: «Ci stiamo avvicinando, li sento...».
Consegnato il cellulare al suo fidanzato, controllava le vetrine perché voleva assolutamente farsi scattare una fotografia davanti al negozio dei Krumiri, da mostrare alla mamma. Dai portici non dista molto, è vero, ma non immaginava che il profumo dei Krumiri Rossi potesse arrivare così lontano. Poteva sempre essere lì a due passi...
All'interno, l'attenzione va subito alla fotografia che ritrae Bono Vox, voce degli U2, di cui è fan accanita. «Uno scatto lo voglio anche qui vicino, vedere questa foto è incredibile...».
Segue la bacheca che espone le scatole di Krumiri dei tempi passati, dove sono in mostra anche i più piccoli formati da assaggio: «Queste confezioni in minuatura sarebbero davvero ideali per le gare, da portare in bici. Io riempirei addirittura la borraccia!»
Fra la folla di clienti delle 17, l'avv. Molghea avanza una proposta: assaggiare i Krumiri ancora caldi da forno, "pescati" dal caratteristico cassettone dei Krumiri sfusi dietro al banco. Martina ha osservato con interesse la moltitudine di frollini dorati là contenuta: «Buonissimi».
Poi una confidenza alla signora Portinaro: «Sono squisiti, complimenti. Hanno un difetto soltanto: evaporano! Quando apro una scatola, spariscono in men che non si dica, non ho neppure il tempo di accorgermene». Per peccati di gola o perché "accerchiata" dai familiari? «Beh, entrambe le cose!»
La mamma o il fidanzato glieli devono nascondere una settimana prima delle gare, ma lei ammette: «Preferisco allenarmi tutti i giorni un'ora in più... ma non toglietemi i dolci, sono la mia vita!»
Attraverso le belle fotografie appese in fondo al negozio, la signora Portinaro ha illustrato le varie fasi di preparazione dei Krumiri Rossi, la curvatura manuale, fino al confezionamento. «Avevo già letto con attenzione la storia e le informazioni all'interno delle scatole, ma non potevo lontanamente immaginare nemmeno la metà di quanto abbia visto oggi». Ha infine ammirato le numerose fotografie che ritraggono personaggi del mondo dello sport, su tutte quella di Danilo Gallinari (basket Nba).
Uscita con un borsone-dono ricolmo di Krumiri, armeggia un attimo col cellulare. Mezz'ora più tardi, a stretto giro di sms arriva un monito dalla mamma: «Non strafogarti». Ma lei lo legge a voce alta e, facendo spallucce, commenta: «Sarà invidia!»

INFO SUPPLEMENTARI
E' occasionalmente ospite di Radio Deejay durante "Deejay chiama Italia", condotta da Linus e Nicola Savino, nelle puntate del venerdì cui si aggiunge Aldo Rock.
La rivista Fantatriathlon le ha dedicato la foto di copertina del numero di gennaio scorso (ha partecipato al pranzo alla monferrina anche il direttore Dario Nardone, ma niente Krumiri causa impegni).

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Black or White ?

venerdì 26 giugno 2009

È mancato ieri l'icona di due generazioni, Michael Jackson. Forse nessuno riuscirà mai a raggiungere il suo ruolo di indiscusso re del pop.
Michael va al di là dal semplice essere leader di un genere musicale, è la mediatizzazione di un malessere interiore molto comune al giorno d'oggi: l'accettare se stessi.
Il cambio di colore, i vizi infiniti, il ranch / parco giochi... tutti simbolo di un'infanzia negata e travagliata. All'età di 8 anni esordì nel gruppo di famiglia, i Jacksons 5. Da quel momento prese ad una serie fittissima di esibizioni, anche più al giorno.
Da lì in poi il successo planetario, i guai fisici, i guai giudiziari ( veri o presunti ? ) ed il triste declino.
Noi, che nel 1991 siamo corsi ad acquistare la musicassetta di Dangerous, lo ricordiamo con un sorriso:

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Aiutiamo Mauro Giaconia

mercoledì 3 dicembre 2008

Se Marta, la nostra chitarrista preferita, ci chiede aiuto, noi rispondiamo subito di sì. Quindi, come da sua richiesta, vi invitiamo a votare per Mauro Giaconia nel referendum "Sportivo dell'anno" utile ad assegnare un premio in occasione della manifestazione "Palermo Premia lo Sport" del 18 dicembre, organizzata dall’Assessorato allo Sport del Comune di Palermo e dal CONI Provinciale di Palermo.
Mauro, che ha partecipato alle prime due edizione di "Una vasca lunga un giorno" (abbiamo già parlato di lui su questo blog 1 - 2), fa parte di una lista di 16 atleti siciliani (tra di loro anche quattro Olimpionici di Pechino 2008) che si contenderanno il premio che verrà consegnato al Teatro Politeama di Palermo il 18 Dicembre.
È possibile votare Mauro attraverso i siti del "Coni Sicilia", quello del "Coni Provinciale di Palermo" e del sito de "La Repubblica - Palermo".
In bocca al lupo Mauro!

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Il nostro "Pallone d'Oro"

martedì 2 dicembre 2008

Dopo che “France Football”, la rivista francese che assegna il Pallone d’Oro, ha comunicato questa notte che il vincitore dell’edizione 2008 era Cristiano Ronaldo, anche la nostra giuria ha emesso il suo verdetto.
Il primo posto è andato, con nessuna sorpresa come per il giocatore portoghese, al Tombolotto, erede naturale di Michel Platini (soprattutto per le attuali dimensioni fisiche).
Se Cristiano Ronaldo ha preceduto l’argentino Messi e lo spagnolo Fernando Torres, il Tombolotto ha superato, nella classifica del “Pallone d’Oro del Caña Team” il Cervo e Contra Contra.

Un ringraziamento particolare lo dobbiamo alla nostra giuria di esperti così composta: Maurizio Mosca (giornalista sportivo e presidente di giuria), Renato Brunetta (giustiziere dei fannulloni), Massimo Boldi (Cipollino), il Gabibbo (fustigatore di “Striscia la Notizia”) e Mascia del Grande Fratello (neanche lei è riuscita a spiegarci la sua professione).

Il Tombolotto, protagonista assoluto dell’evento che aprirà il 2009, ha così messo la sua firma diventando il personaggio di primo piano di questo periodo storico, oscurando in parte la stella di Obama. Gli indici di popolarità del nostro “grande uomo” hanno raggiunto vette inaspettate, proiettandolo nello star system.
Riuscirà il Tombolotto a non farsi prendere la mano e a restare umile come ha sempre dimostrato? Noi crediamo proprio di sì.

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Forza Alceste !

giovedì 15 maggio 2008



Stamane a mezzogiorno nella nostra Cattedrale, intitolata a Sant'Evasio, gremita in ogni ordine di posto è stato dato l'annuncio del nuovo Vescovo, mons. Alceste Catella di Biella. Ex Rettore del Santuario di Oropa ed attuale Vicario generale. Arriva a sei mesi dalla scomparsa dell'amato Monsignor Germano Zaccheo.

Da parte nostra porgiamo i migliori auguri per il nuovo ed importante incarico a Mons. Alceste... anche perchè sarà il Vescovo che ordinerà ( ?!? ) il Ricciolo ed il Tombolotto ( che come profeta lascia un po' a desiderare... )
P.S.: Certo che quella foto con la maglia del Milan...

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55 giorni e 100 passi

venerdì 9 maggio 2008

Il 9 maggio 1978 resterà nella storia d'Italia come una data indelebile.

Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana, viene fatto ritrovare in via Caetani a Roma, dopo 55 giorni di sequestro, in una Renault 4 rossa crivellato di colpi.
A trent'anni di distanza sappiamo che non tutto è stato detto, che la verità è ancora lontana. Certo, c'è una verità processuale che ha individuato nelle Brigate Rosse i responsabili, ma sul rapimento e sull'uccisione di Moro c'è ancora molto da scoprire.
Una ferita profonda si aprì quella mattina, una ferita che per certi versi continua a sanguinare nell'Italia contemporanea. Qualcuno sostiene, e forse con ragione, che la vita politica del Paese, e non solo quella, non fu più la stessa dopo via Caetani.

All'alba di quello stesso giorno, sempre il 9 maggio, nei pressi della stazione di Cinisi in Sicilia viene ritrovato il corpo dilaniato di Giuseppe Impastato. L'hanno imbottito di tritolo e l'hanno fatto esplodere sui binari vicino alla stazione. Peppino Impastato conosceva bene i suoi assassini; erano i manovali della mafia.
Dopo anni di depistaggi e di false ipotesi, dalla confessione di un pentito di mafia si è potuto finalmente sapere ciò che tutti immaginavano da tempo: a uccidere Peppino sono stati quelli del clan Badalamenti ( 100 sono i passi che separano la casa degli Impastato a quella del boss mafioso Tano Badalamenti ), gli stessi che Peppino denunciava tutti i giorni dai microfoni di Radio Aut, in una quotidiana campagna di controinformazione.

Dopo trent'anni viene spontaneo chiedersi se sia servito il sacrificio di Moro, ora che in tanti, e non solo i giovani, non sanno più chi era e perché l'hanno ucciso; viene spontaneo chiedersi se il martirio di Impastato sia servito quando ancora oggi un giornalista come lui, Roberto Saviano, dopo aver accusato con un libro i delitti e gli affari delle cosche mafiose, vive sotto scorta per non fare la stessa fine.

A queste domande rispondiamo convintamene con un sì; sono serviti ! Anche se la storia di oggi sembra essersene dimenticata, anche se fatti analoghi sembrano incomprensibilmente ripetersi.

Per chi ancora si impegna per una convivenza democratica, per chi non si rassegna a farsi proteggere da un padrino che può provvedere per lui, per chi crede ancora in una politica al servizio della gente e non dei poteri forti, per chi cerca di capire la società, per chi lavora per eliminare le ingiustizie... Per tutti questi Aldo Moro e Giuseppe Impastato restano come esempi, forse inarrivabili, ai quali ispirarsi.

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Ciao Germano, Vescovo amico dei giovani

mercoledì 21 novembre 2007





Non è facile riordinare ricordi e pensieri. Soprattutto se la vita te lo chiede senza avvisi. Un SMS questa mattina ci ha avvertito della scomparsa di Mons. Germano Zaccheo, vescovo della Diocesi di Casale Monferrato. La notizia, come ovvio pensare, si è subito diffusa in città. I siti de "La Vita Casalese" e de "Il Monferrato" hanno pubblicato la notizia prima delle 9; vi rimandiamo ai loro articoli per la cronaca. Noi vogliamo presentarvi un piccolo ricordo, certamente non in grado di ricambiare l'immenso bene che ci ha dimostrato in questi anni.

Arrivato nel settembre del 1995 a Casale, la prima vera occasione che abbiamo avuto per fare la sua conoscenza è stata la Giornata Mondiale della Gioventù a Parigi, nel 1997. Da quella esperienza, e in previsione dell'Anno Giubilare, aveva avuto l'intuizione di proporre la creazione di Giovani 2000 per rimettere in moto un ambiente giovanile un po' in difficoltà nelle parrocchie e negli oratori.

E questa sua attenzione si è subito trasformata in una presenza costante ed incisiva negli incontri, nei viaggi, nelle tante occasione nelle quali, permetteteci, "smessi gli abiti da Vescovo" è diventato un compagno di cammmino.

Ed è proprio su un cammino, quello che ci ha portati nel 2003 a Santiago de Compostela, che abbiamo potuto apprezzarne le più diverse qualità: la simpatia, l'umorismo, la conoscenza e la competenza artistica, la sua profondità di pensiero.

Durante quel "cammino" ha avuto modo di conoscere meglio anche noi: il giorno della partenza da Santiago, durante la colazione ci ha comunicato che la notte prima era stato svegliato dalle grida di persone che - ci aveva assicurato - facevano più "baccano" di noi. Nessuno ha avuto il coraggio di dirgli che quelle persone che non lo facevano dormire eravamo sempre noi.

Considerava centrali le Giornate Mondiali della Gioventù: oltre alla già citata Parigi nel 1997, ci ha accompagnato a Roma nel 2000, ha seguito con noi la diretta da Toronto nel 2002, ci ha guidati a Colonia nel 2005 fino all'Agorà dei Giovani di Loreto nel settembre di quest'anno.

Ogni anno pastorale era programmato per preparare o per approfondire gli incontri dei giovani con il Santo Padre.

Tifava Juventus, ma preferiva pensare ai giovani della sua Diocesi: e in una delle prime riunioni dell'Equipe di Giovani 2000, proponendo di trovare un giorno fisso per gli incontri mensili aveva detto che a Novara si era scelto il mercoledì. "E se giocava la Juve in Champions, noi ci trovavamo lo stesso."

A Casale si decise di incontrarsi il lunedì... salvando la Champions.

E se da un lato oggi siamo rattristati perchè se n'è andato un amico ( sì, crediamo di poterlo chiamare anche noi così ! ) ci consola pensare al suo immancabile sorriso. Nella certezza che non farà mai mancare i suoi consigli e il suo sostegno ai giovani che ha amato.

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Miti che se ne vanno

lunedì 5 novembre 2007

Con colpevole ritardo, pubblichiamo solo ora il nostro ricordo a Guido Nicheli, intramontabile "cummenda" spentosi una settimana fa.

Noi ragazzi del 1980 e dintorni, l'abbiamo conosciuto come "imprenditore nel ramo degli insaccati" ne i "Ragazzi della terza C", più avanti ci siamo accorti dei suoi numerosi ruoli in molti film mito degli anni '80: "Eccezzziunale... veramente", Sapore di mare, Yuppies...

È stato anche d'ispirazione anche al nostro Ciuchino, ricorderete i modi di dire "Taac, mi esalta !" ed "Esatto !"

Vi consigliamo di leggere la sua ultima intervista. Da quanto potrete apprendere, Guido Nicheli era genuino, non doveva sforzarsi molto per immedesimarsi nella parte del milanese fighetto: lui stesso era il "cummenda" !

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Giovanni Falcone: un testimone contro la mafia

mercoledì 23 maggio 2007

"Un uomo fa quello che è suo dovere fare,
quali che siano le conseguenze personali,
quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.


Questa è la base di tutta la moralità umana"
( Frase di J.F.Kennedy, che Giovanni Falcone amava ripetere )


Erano le 17,48 quando su una pista dell'aeroporto palermitano di Punta Raisi atterrò un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall'aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c'erano Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista, tre auto della sua scorta che lo aspettano. Le tra macchine partirono: sulla prima c'era il giudice che guida. Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l'autostrada, l'aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti.
Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall'esplosione la prima macchina non c'è più. La seconda è seriamente danneggiata. La terza, quella azzurra, è un ammasso di ferri vecchi, ma dentro i tre agenti sono vivi, feriti ma vivi.

Ci piacerebbe ricordarlo per quello che era, un fedele servitore dello Stato. Non vorremmo trasformare questo magistrato in un eroe senza macchia e senza paura. È stato a nostro avviso invece un testimone coerente della propria vocazione, capace di andare fino in fondo per amore del proprio lavoro e della sua terra. Nato a Palermo il 19 Luglio del 1939, è di famiglia borghese e conservatrice, residente nel centro del capoluogo siciliano. Da adolescente, terminata la maturità classica si interroga sul proprio futuro: sarà medico o magistrato ? In questo periodo uno scritto di Mazzini, riguardante la giustizia, gli infiamma il cuore. Così dopo aver perfino tentato una carriera come ufficiale in marina, nel 1964 Falcone, laureatosi a Palermo, supera il concorso per entrare in magistratura. Già allora i sentimenti che lo abitavano, e che conserverà per tutta la vita, esprimono una decisione estrema nell’andare fino in fondo. Non si poneva cioè il problema se alcune azioni andassero portate a termine, ma solo il modo con cui affrontarle. La sua vita ci testimonia che questo principio, non rimase un bel proclama un po’ retorico, ma fu vissuto quotidianamente dal giudice. Ben presto dunque, dopo una breve esperienza nell’ambito del diritto civile, si dedicò al diritto penale o meglio alla sua vera vocazione,ai processi contro la mafia ( fino al maxiprocesso contro la mafia, che vedeva imputate 475 persone ). E come può essere in Sicilia per chi è coerente con se stesso ?

Falcone è stato ucciso quindici anni fa, nella
strage di Capaci del 23 maggio 1992, da una carica di 500 chili di tritolo che fa saltare in aria l'auto blindata su cui viaggiava insieme alla moglie. Insieme a Falcone e alla moglie Francesca Morvillo, magistrato anche lei, muoiono gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Le sue idee, ora, camminano sulle nostre gambe e su quelle di chi lotta contro la mafia.

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Anche Viancio salta come un Grillo

giovedì 26 aprile 2007

Beppe GrilloDoveva essere una serata diversa, infatti Viancio era finalmente entrato al Palazzetto pagando il prezzo pieno del biglietto. Ed in effetti, andando a vedere il nuovo spettacolo di Beppe Grillo ( che ha toccato Casale con il suo "Reset" il 24 aprile ) si passa una serata diversa: controinformazione e tante proposte concrete in difesa del cittadino, consumatore, contribuente.
Tutto è tornato alla normalità quando il nostro eroe ( non Grillo, ma Viancio ) ha elencato tutti gli spettacoli di Grillo a Casale a cui lui ha partecipato... inclusi quelli che Beppe ha fatto alla comunione e alla cresima del Tombolotto ! ( Chissà se lo inviterà alla – probabile ? – ordinazione presbiterale ? )
Se a tutto questo si aggiunge la presenza dell'unico e irripetibile Jeffry ( fantallenatore dell'Internazionale F.C., in lizza per il podio della Kebabbara ), tutto si impreziosisce. Fino a quando le luci si spengono ed entra, come direbbe Viancio "Beppe superstar al secolo Grillo ragionier Giuseppe". Due ore e mezza di intrattenimento intelligente e comicità devastante che ci portano dritti dritti alla pizzeria nazional-poplare Apollo dove il "calzone Viancino" domina. Ma anche con la bocca piena, Viancio è un fiume in piena.
Non possiamo quindi far altro che rivivere insieme a lui la serata, partendo dalle ore nove e qualche minuto, quando il genovese più famoso del mondo dopo Cristoforo Colombo, irrompe sulla scena da consumato show man e comincia il suo show. Parla di Casale e del fatto che si stanno costruendo supermercati e nuovi quartieri ma la popolazione è in calo. Passa poi a parlare di politica, di Governo e opposizione ( l'ex giovane premier prende il nome di "psiconano" ), finendo poi a parlare di economia e in particolare dell'ex presidente di Telecom ( il "Tronchetto dell'infelicità" ). Fa sempre riflettere quando dice "mi hanno chiamato, mi hanno detto: «Ho parlato con il mio commercialista, non ci capisce niente. Lei che un comico mi può spiegare ?». Sintomo che la situazione nel nostro Bel Paese sta degenerando.
Si parla dei MeetUp ( gli incontri degli amici di Beppe Grillo ) e alcuni giovani di Torino introducono un video che dimostra qualche incertezza sull'argomento rifiuti da parte del sindaco di Torino Chiamparino, di Second Life, di acqua fino al saluto finale brandendo un'antenna della nuova tecnologia WiMAX.
Pur parlando di ottimo spettacolo, a Viancio non sono andate giù "alcune imprecisioni nella parte dedicata alla Chiesa". Ma considerando – a nostro avviso – alcune imprecisioni della Chiesa e alcune sue imprecisioni negli ultimi periodi, condividiamo il suo giudizio finale: 9,5.

PS: Vi invitiamo ad iscrivervi al MeetUp di Casale Monferrato !

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Addio Giorgione

mercoledì 28 febbraio 2007

Suo padre, Renato, morì il 4 maggio 1949 nella sciagura aerea di Superga nella quale perì il Grande Torino. Lui, Giorgio Tosatti, giornalista e commentatore sportivo è deceduto un'ora fa all'età di 69 anni dopo essersi sottoposto ad un trapianto di cuore presso la clinica di Pavia nell'ottobre scorso.
Per anni direttore del "
Corriere dello Sport - Stadio", con cui ottenne il primato delle copie vendute in un solo giorno da un quotidiano italiano ( dopo la vittoria dell'Italia ai Mondiali di Spagna nel 1982con il titolo "Eroici" ), nell'arco della sua lunga carriera ha collaborato sia con la RAI che con Mediaset, oltre che con importanti giornali italiani.
Nel 2001, in un'intervista, così rispondeva ad una domanda sulla responsabilità del fenomeno del tifo violento: "Vi sono delle responsabilità dirette: alcune fanno capo ai presidenti dei club che, a volte, alimentano polemiche vergognose. In altri casi esiste un giornalismo di parte che si fa carico di esasperare gli animi. Tuttavia la radice profonda del problema è strettamente antropologica. La cultura italiana è una cultura di totale faziosità in tutte le forme associative. Dalla politica allo sport, in Italia, l'avversario è sempre un bieco individuo da delegittimare e distruggere, mai una brava persona con la quale confrontare le proprie idee in un ambito di civiltà e di arricchimento reciproco. Questa mancanza di rispetto, che non fa certo onore ad una Nazione che si dice democratica, si ripercuote a tutti i livelli della nostra società, incluse le partite di calcio."

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Vai Prelo !

venerdì 2 febbraio 2007

Che per la Junior sia un anno positivo è sotto gli occhi di tutti: quinta in campionato, un gruppo unito, americani azzeccati, nessuna "primadonna", il merito di aver fatto tornare al PalaFerraris Rezzo, ma soprattutto un allenatore e un staff dirigenziale di tutto rispetto. Proprio quello che ci voleva per fare il salto di qualità e forse per far cambiare idea a Michele che, anche dopo la vittoria con Rieti, pensa che "con Castelletto sarà durissima" ( ok che sono in serie positiva, ma battiamo Ferrara e Rieti e non battiamo Castelletto ? ).
Il più grande elogio è arrivato domenica in sala stampa dal coach di Rieti Lino Lardo ( ex Armani Milano ): «Casale è un bel gruppo proprio come me lo aspettavo. Giocano un buon basket e, per quanto riguarda la partita di oggi, credo che la loro "fotografia" sia quel tuffo di Prelazzi per recuperare un pallone. Il simbolo vero della voglia di lottare che avevano loro. Guardando la classifica, devo aggiungere che dopo la gara di oggi abbiamo perso la differenza canestri: è vero che loro sono indietro di 4 punti, ma la Casale di oggi vale le migliori squadre della Legadue. Dobbiamo essere coscienti che le insidie possono arrivare anche dalle inseguitrici».

In effetti il buon Prelazzi è stato il protagonista della vittoria di domenica scorsa, e quando ha infilato la "bomba" da 3 punti tutto il pubblico si è alzato in piedi. Ma più di quel tiro, più di "quel tuffo"
, un altro gesto tecnico ci ha colpito: è quello che vedete in foto.

Un'altra standing ovation per il Puma: vai Prelo !

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Un Re per "preservare la magia del calcio"

venerdì 26 gennaio 2007

Quando avrà appreso la notizia, sicuramente gli si sarà formato sul volto il solito sorriso beffardo: non parliamo del suo più grande estimatore, l'Avvocato Agnelli, che sicuramente dal cielo avrà tifato per Le Roi.
Stiamo parlando di quella persona che ha sempre messo in pratica sul campo le idee rivoluzionarie del suo idolo Michel: il più "grosso" esponente del Caña Team, il buon Viançen, che quando scende in campo usa - come Platini – sempre la testa, anzi il "testone".

Era dal 17 maggio del 1987 ( sua ultima partita, giocata al Comunale di Torino contro il Brescia ) che aspettavamo un'altra punizione all’incrocio: con 27 voti contro i 23 dello svedese Lennart Johansson, Michel Platini ( insieme nella foto ) è diventato il nuovo presidente della UEFA.
La sua carriera è stata straordinaria: dopo gli inizi al Nancy-Lorraine, è passato all'AS Saint-Etienne prima di raggiungere l'apice della carriera in Italia, nella Juventus, dove stato uno dei protagonisti nella metà degli anni '80. Oltre agli innumerevoli trofei vinti con i suoi club sia livello nazionale che europeo ( tra i quali spiccano i tre Palloni d'oro consecutivi, dal 1983 al 1985 ) anche in nazionale non gli sono mancate le soddisfazioni, come in occasione della conquista del Campionato Europeo UEFA, organizzato proprio in Francia, nel 1984. Su un totale di 72 presenze con la maglia dei 'Bleus', delle quali 49 come capitano, ha realizzato la cifra record di 41 gol.

Nel discorso tenuto prima della votazione al congresso dell'UEFA a Duesseldorf, Le Roi ha sintetizzato in modo eloquente il suo programma: "Il calcio è un gioco prima di essere un prodotto, uno sport prima che uno marchio, uno spettacolo prima che un business". E ancora: "Voi avete tra le mani il futuro del calcio europeo. Io incarnerò una visione ed una politica del mondo del calcio, mi presento come uomo sereno libero".
Subito dopo la votazione si è detto commosso e felice, consapevole di aver conquistato un'altra vittoria, lui che aveva dichiarato di essersi candidato per sdebitarsi: "Il calcio mi ha dato molto e cerco di ricambiare". Ha offerto a Johansson la carica di presidente d'onore della UEFA per "lavorare insieme".

Il nuovo presidente ha detto che lotterà per difendere i valori del calcio - rispetto, tolleranza, solidarietà, libertà, come anche la sua capacità di proteggere e far entusiasmare gente di ogni età -.
"Lavoreremo come una squadra, perché il calcio è una grande avventura collettiva", ha dichiarato indossando la fascia di capitano.

Quello che gli chiediamo, aspettando di veder realizzato il suo programma ( riorganizzazione della "Champions", maggior valorizzazione dei vivai ), è di guidare il calcio europeo a testa alta, proprio come faceva quando giocava a calcio. E se qualche volta avrà del tempo libero, avremo il piacere di ospitarlo il lunedì sera al Sobrero per la nostra tradizionale partita di calcetto.
Crediamo che non vorrà più scendere in campo: non vorrà abbassarsi ai nostri livelli, ma almeno può aiutare Damiana a fare i compiti.

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Materazzi uomo di pace

giovedì 25 gennaio 2007

Marco Materazzi "uomo di pace" e simbolo della nazionale campione del mondo: è la definizione data dall'Organizzazione Mondiale per la Pace.
Martedì 23 gennaio ad Appiano Gentile, il presidente dell'Organizzazione, Carlos Peralta, ha consegnato al difensore il libro "Football and Peace in the World" che raccoglie i messaggi di pace dei presidenti delle federazioni calcistiche.
Materazzi è stato scelto come simbolo della nazionale campione del mondo e per il suo essere un "uomo di pace" come candidato ambasciatore della stessa Organizzazione.

L'Organizzazione si sta altresì impegnando per organizzare i campionati del mondo della pace, un torneo tra le formazioni degli stati attualmente in guerra, e vorrebbe che la sede ospitante fosse l'Italia, paese vincitore dell'ultima coppa del mondo. Speriamo con Materazzi e Zidane come testimonial.

Per maggiori informazioni sull'Organizzazione Mondiale per la Pace visitate il sito http://www.ompp.org/it/inicio.htm

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Le vere vittorie nello sport

lunedì 15 gennaio 2007

Tutti in piedi ad applaudire. Tutto il "PalaFerraris" in piedi ad applaudire. Non vogliamo parlarvi della partita del campionato di Lega2 giocata ieri tra Junior Casale e Viola Reggio Calabria. A fine partita erano sì tutti in piedi, un po' per festeggiare la vittoria della squadra di casa, un po' per contestare un arbitraggio alquanto discutibile ( che ha fatto perdere le staffe anche al sempre controllato geometra Franco ), ma un altro è stato "l'applauso" della giornata.
Il "PalaFerraris" si è alzato in piedi ad applaudire ad inizio partita, quando nel "regno del Principe Formenti" ( ieri con percentuali al tiro peggiori di quelle di Damiana ) è entrato Franco Ciani, ora allenatore a Livorno.
Per lui sono momenti difficili, ultimo con 6 punti in 15 partite con la sua
TDShop.it Livorno ( partita con 4 punti di penalizzazione ridotti poi a 2 ).
Il tecnico di Udine, autore di due promozioni dalla B1 alla Legadue prima con Sassari e poi con la Junior Casale ha lasciato bei ricordi in tutti i posti dove ha allenato: non solo dal punto di vista sportivo, ma anche umano.
Crediamo che l’affetto dimostrato dal pubblico casalese sia stato per lui una bella vittoria ( se avesse avuto la squadra che ha ora Crespi, secondo noi l’anno scorso sarebbe finita diversamente... ), qualcosa di più di un semplice ringraziamento per quella magnifica cavalcata di due anni or sono dalla B1 alla Lega2 culminata con la finale al cardiopalma con Forlì.
Una delegazione del Caña Team a fine gara l’ha incontrato per ringraziarlo e per complimentarsi con l'uomo, altre che con l'allenatore Ciani.
Grazie Franco, noi tifiamo Livorno !

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