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"Viançen" dopo Roma (2000) conquista il Brasile (2013)

sabato 31 agosto 2013



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Buon Compleanno Italia!

giovedì 17 marzo 2011

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Festa delle famiglie indiane a Borgo S. Martino

domenica 21 novembre 2010

Grazie ad Enzo Conti, fotografo embedded del Caña Team, una nuova storia che come al solito ci racconta attraverso la sua inseparabile macchina fotografica e la sua prosa mai banale.

 
Comunità indiana in festa, lo scorso sabato 20 novembre, al Salone «Don Milanese» di Borgo San Martino. Un appuntamento importante che si ripete da una decina d'anni con la partecipazione dei nuclei familiari del casalese, del valenzano, dell'alessandrino e del novese.
Ispirata ad una delle più importanti ricorrenze religiose indiane, il Diwali, la festa delle famiglie che da anni risiedono nel nostro Paese ne riflette alcune tradizioni: è la celebrazione della vita e l'occasione per rinsaldare i legami con familiari ed amici. Per alcuni, infatti, è la più grande ricorrenza annuale di ritrovo ed intrattenimento con tutta la comunità della zona per conversare, rinnovare le tradizioni e coltivare l'amicizia.
Le famiglie indiane presenti erano una trentina, con le donne e le bambine che indossavano gli abiti tradizionali dei giorni di festa. Fra i partecipanti, come del resto nelle ultime edizioni, c'era anche una buona rappresentanza italiana: l'operosa comunità indiana è ben inserita ormai da anni in molti settori lavorativi locali, svolgendo mansioni molto diversificate ed insostituibili.
Musica, balli popolari, dialogo e pietanze tipiche preparate con molta cura e rispetto delle ricette tradizionali: l'ottimo pollo tandoori, il riso basmati, le verdure, i formaggi, lo yogurt ed il pane classico "chapati", tondo e sottile, che in assenza di posate serviva in origine alla raccolta dei cibi dal piatto.
Insieme ai costumi, la cucina tradizionale mantiene vivi i legami con l'India nel quotidiano. Col volgere degli anni, però, le pietanze tipiche diventano un po' più "nostrane": meno piccanti e meno speziate. «I nostri figli sono abituati alle mense ed amano la pizza - spiegano - perciò, per loro, avevamo limitato le spezie ed i sapori più forti. Ora, ci siamo abituati anche noi. Quando torniamo in India, ormai fatichiamo a sopportare i cibi troppo piccanti».
Il prossimo raduno delle famiglie della comunità indiana, sempre ispirato ad alcuni dei valori del Diwali, si terrà l'anno prossimo fra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre.

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Il Caña Team cresce e morde la Grande Mela

lunedì 8 novembre 2010

La Maratona di New York è una di quelle cose che almeno una volta nella vita - soprattutto per gli amanti del genere - vanno vissute; così il Caña Team non si è fatto scappare l'occasione e, questa volta, ha inviato Luca oltreoceano per difendere i propri colori e soprattutto la grande reputazione conquistata in questi anni.
Strana coincidenza, il nostro blog - questo blog! - festeggia oggi 5 anni: di strada ne abbiamo fatta, ovviamente insieme a voi, con alti e bassi, presenze incessanti e ingiustificabili assenze. Un po' come Luca che tra più di 45mila persone, ieri, con il pettorale 30686 ha concluso in 4 ore 56 minuti e 18 secondi i 42195 metri che si snodano attraverso i cinque grandi distretti di New York piazzandosi 33424esimo nella classifica generale, 23036esimo tra gli uomini: ritmo piuttosto costante nei primi 20 km (corsi in 2 ore 7 minuti e 25 secondi), che poi è calato nella seconda metà del percorso. Per la cronaca il vincitore, l'etiope Gebre Gebremariam, ha terminato la gara in in 2 ore 8 minuti e 13 secondi. Per chi volesse cercare il risultato di qualche amico o di qualche persona conosciuta può cliccare qui.

Nell'attesa che Luca ci racconti le emozioni e la fatica provate, il resto del Caña Team festeggia, con la certezza che la nostra corsa su questo blog - almeno fino a quando avremo energie sufficienti - non si fermerà.

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Sergio Staino a "Spotorno Comics 2010"

lunedì 23 agosto 2010





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Buon Compleanno Ometto !

lunedì 26 luglio 2010

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Facciamo ancora il tifo per voi

lunedì 19 luglio 2010


Sono passati 18 anni. All'epoca eravamo ancora bambini, appena adolescenti. Quell'età in cui il mondo ti si schiude davanti, in cui la vita la guardi ancora con gli occhi dell’innocenza. Ma anche l'età in cui, se accadono cose che ti impressionano, te le ricordi per tutta la vita... Così avvenne in quel tragico 1992: per la prima volta la parola "mafia" entrò nel nostro vocabolario con la violenza delle immagini che tv e giornali proponevano con una frequenza quasi da bollettino di guerra mostrando crateri, detriti, fiamme, sirene...

Erano le stragi di mafia, quelle con cui i Corleonesi, messi alle strette dal pool antimafia di Palermo e dal maxiprocesso nell'aula-bunker dell'Ucciardone, attaccarono l'impianto democratico dello Stato. Si incominciò il 23 maggio a Capaci dove persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta. Poi fu la volta di via d'Amelio, il 19 luglio, dove morirono Paolo Borsellino e cinque agenti, fra cui Emanuela Loi, prima donna a far parte di una scorta uccisa in servizio. Seguirono ancora la strage di via dei Georgofili a Firenze, la bomba al Padiglione di Arte Contemporanea di Milano, i due attentati a Roma (a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro).

Quella catena di sangue e morte scosse l'Italia intera travolta dall'indifferenza di chi pensava, e magari pensa ancora, che la mafia sia un fenomeno solo siciliano.
Le cronache di oggi ci dicono purtroppo che la criminalità organizzata, nelle sue diverse forme, è sbarcata anche al Nord.

All’epoca furono i lenzuoli bianchi stesi ai balconi di Palermo a testimoniare la protesta e il disgusto per quelle morti ingiuste. In quel modo i palermitani volevano dimostrare la loro rabbia e la loro voglia di liberarsi dall'oppressione mafiosa. E se qualcosa è cambiata nella coscienza dei siciliani lo si deve anche a persone come Falcone e Borsellino e alla reazione alle loro esecuzioni.

Oggi, invece, c'è bisogno di uno scatto d'orgoglio nel resto del Paese. Giovanni Falcone definì la mafia “come un fenomeno umano e come ogni fenomeno umano è destinato a finire”. Forse dovremmo essere un po' tutti meno increduli e disorientati, forse dovremmo essere tutti più capaci di indignarci, di reagire quando i diritti sono calpestati, quando la giustizia viene meno...

«È finito tutto!». Questo fu lo straziante commento di Antonino Caponnetto davanti alle telecamere subito dopo la strage di via d'Amelio. Il magistrato che fu a capo del pool antimafia si riprese in fretta dal momento di sconforto per la perdita dei due amici e, nonostante l'età e i problemi di salute, continuò il suo impegno contro la mafia partecipando a lezioni sulla giustizia nelle scuole, concedendo molte interviste, promuovendo convegni.

A darci un'idea di quale dovrebbe essere l'impegno di ciascuno di noi sono le parole pronunciate da Paolo Borsellino durante la Trigesima di Giovanni Falcone, il 23 giugno 1992, nella Chiesa di San Domenico: «Ricordo la felicità di Falcone, quando in un breve periodo d’entusiasmo, conseguente ai dirompenti successi originati dalle dichiarazioni di Buscetta, mi disse: "la gente fa il tifo per noi". E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice. Significava soprattutto che il nostro lavoro, il suo lavoro, stava anche sommovendo le coscienze, rompendo i sentimenti di accettazione della convivenza con la mafia, che costituiscono la sua vera forza. Sono morti per tutti noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera; facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici, rifiutando di trarre dal sistema mafioso i benefici che potremmo trarre (anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro); collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, in cui dobbiamo credere, anche dentro le aule di giustizia; troncando immediatamente ogni legame di interesse, anche quelli che ci sembrano più innocui, con qualsiasi persona portatrice di interessi mafiosi, grossi o piccoli; accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito».

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La cena dei Mister

giovedì 15 luglio 2010

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"Sudafrica nel pallone": è l'ora della finale!

domenica 11 luglio 2010


KE NAKO! Mai come oggi il grido che ha aperto tutte le sigle delle trasmissioni tv del Mondiale è azzeccato. Perché la traduzione dallo swati di Ke Nako significa "È giunta l’ora". Questa sera a Johannesburg si gioca la finale della Coppa del Mondo 2010, la prima giocata in Africa. E, comunque vada a finire, sarà una prima volta: la prima volta che o Olanda o Spagna si aggiudicano la competizione mondiale, la prima volta che una Nazionale europea vince lontano dal Vecchio Continente. Fuori l'Italia di Lippi e fuori pure la terna arbitrale guidata da Rosetti, l'unico italiano che sarà in qualche modo protagonista nella serata di Johannesburg sarà Fabio Cannavaro invitato dalla FIFA per rimediare alla gaffe fatta durante la festa di avvio quando fu il francese Vieira a consegnare la Coppa al Sudafrica: dopo averlo sollevato 4 anni fa al cielo di Berlino, l'ormai ex capitano azzurro all'inizio della partita porterà in campo l'ambito trofeo, che per noi italiani non dovrebbe avere più segreti. Ma se qualcuno si fosse dimenticato...
Alta 36.8 cm, diametro di 13 cm, interamente di oro 18 carati e pesante 6.175 grammi: così si presenta la Coppa del Mondo che per la decima volta verrà consegnata al capitano della squadra vincitrice del Mondiale. Il trofeo disegnato dallo scultore italiano Silvio Cazzaniga ha preso il posto della Coppa Victory (rinominata nel 1946 Coppa Rimet in onore del presidente della FIFA Jules Rimet, che nel 1929 aveva dato inizio alla competizione mondiale) che venne assegnata alla Nazionale vincente nelle edizioni dal 1930 al 1970: in quell’anno infatti, il Brasile venne incoronato per la terza volta Campione del Mondo e, secondo il regolamento, gli fu consentito di entrare definitivamente in possesso del trofeo. Dovendo mettere in palio una nuova coppa vennero visionati ben 53 modelli differenti e la scelta cadde sulla creazione di Gazzaniga. Dal 2006, a causa delle ingenti spese sostenute per la riparazione del trofeo dovute ad ammaccature e graffi vari e per evitare furti, la FIFA decide che la coppa originale rimane in possesso della nazione vincente solo nelle due ore successive all’assegnazione del trofeo al termine delle quali viene consegnata una copia laminata in oro. Il trofeo originale è custodito nella sede della FIFA in Svizzera ed ha un valore di circa 100000 franchi svizzeri (meno di 75000 Euro). Sulla base, formata da due bande di malachite semipreziosa, sono incisi i nomi delle Nazioni che dal 1974 ad oggi si sono aggiudicate il Mondiale: contrariamente a quanto successo per la Coppa Rimet, nessuno potrà aggiudicarsela definitivamente. In ogni caso verrà utilizzata fino al 2038, anno in cui verranno impegnati tutti i 17 spazi a disposizione per l'incisione dei nomi dei vincitori.

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"Sudafrica nel pallone": il traguardo è ormai vicino

giovedì 8 luglio 2010


CAMMINA CAMMINA - Il tribale Waka Waka, inno ufficiale dei Mondiali, pare sia sempre più il tormentone dell'estate 2010. D'altra parte il ritmo è allegro, il pezzo è esaltante, le parole del ritornello restano in testa dopo averle sentite, sebbene si tratti di un lingua tribale. Ma a ben sentire, la versione di "This time for Africa" della colombiana Shakira con il gruppo sudafricano Freshlyground, assomiglia ad altre canzoni forse meno famose, e questo ha contribuito a far nascere polemiche sul brano accusandone gli autori di plagio. Infatti esiste già una una performance delle Las Chicas del Can che nel 1982 hanno eseguito un brano musicale "El negro no puede", il cui testo e ritmo sono per buona parte identici al brano di Shakira. Inoltre il ritornello di Waka Waka è preso in prestito da "Zangalewa", brano tradizionale camerunense del 1986, interpretato dal gruppo popolare Golden Sounds che ottenne un enorme successo in Africa, perché nei loro testi si ispiravano alla cultura dei più poveri e a quella pacifista.
Come si sa le note sono sette e girale come vuoi ma alla fine è inevitabile che prima o poi qualche canzone si somigli con altre del passato: questa volta però bisogna tornare parecchio indietro. Pare infatti che Waka Waka sia il ritornello di un canto popolare diffuso tra i militari camerunensi durante la Seconda Guerra Mondiale. E questo spiegherebbe anche perché nel testo Shakira si rivolga ad "un buon soldato", fatto che ha ovviamente scatenato ulteriori critiche.

QUESTO SÌ CHE È FOOT...BALL - L'India sta vivendo un'ondata di passione per i mondiali di calcio. Strano a dirsi, in un paese in cui lo sport nazionale è il cricket. In realtà, l'interesse per il calcio ha radici antiche e decisamente curiose. Si parla dei Mondiali del 1950. Quelli che si svolsero in Brasile e videro l'imprevedibile vittoria dell'Uruguay. Con un'ondata di dolore che spinse i brasiliani a cambiare addirittura il colore della maglie. Si era nel dopoguerra e le qualificazioni furono problematiche. Per rimpinguare la platea dei partecipanti si decise di invitare anche l'India. Appena indipendente dopo l'epopea gandhiana. Ma l'appuntamento con il calcio non si realizzò: gli indiani volevano giocare a piedi nudi. Il regolamento lo proibisce e la squadra fu esclusa. Il risultato? Un mondiale con sole 13 squadre. Da allora, il calcio indiano è diventato un fenomeno puramente locale. Talmente locale, che l’India è incapace perfino di qualificarsi nella Asian Cup e, nella classifica asiatica, viene perfino dietro le Maldive. In quella mondiale siede malinconica tra le Fiji e le Bermuda, al 132esimo posto. Nonostante ciò i tifosi indiani si sono appassionati ai Mondiali e qualcuno spera in una futura qualificazione, magari già nel 2014.

CASILLAS DEVE PARARE ANCHE LE POLEMICHE - Dopo la sconfitta della Spagna con la Svizzera era finita nell'occhio del ciclone perché considerata la causa delle distrazioni di Iker Casillas: stiamo parlando della sua bellissima fidanzata, Sara Carbonero (nella foto in alto), corrispondente di Telecinco, eletta come la giornalista sportiva più sexy del pianeta. Occhi verdi, labbra carnose, viso delizioso e corpo ammaliante, la sua colpa è quella di fare collegamenti da bordocampo, dietro la porta difesa dal fidanzato, distraendolo con le sue curve mozzafiato: secondo la stampa specializzata Casillas si sarebbe concentrato più sulla bellissima Sara che sul gioco e sarebbe stato perciò sorpreso dal fatale attacco elvetico. Critiche forse ingenerose, quelle contro Casillas, o forse solo un po' invidiose. Ora che le "furie rosse" hanno conquistato la finale anche con le parate decisive (soprattutto contro il Paraguay) del portiere spagnolo sembra che il giudizio sui due si sia modificato: vedremo se cambierà qualcosa dopo domenica sera...

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"Sudafrica nel pallone": aspettando le semifinali

lunedì 5 luglio 2010



Ne sono rimaste solo 4: Uruguay, Olanda, Germania e Spagna. Comunque vada la vittoria sarà a suo modo storica: se dovesse prevalere l'Uruguay, la "Celeste" tornerebbe sul tetto del mondo dopo 60 anni; se invece vincesse una delle tre Nazionali europee ancora in corsa, sarebbe la prima volta di una europea vittoriosa fuori dal Vecchio Continente. Non resta che tuffarci in questa settimana decisiva e vedere cosa quali novità ci regalerà il Sudafrica.

CAFFÈ CARICOLA - Vi ricordate di Nicola Caricola? Classe 1963, difensore centrale negli anni Ottanta e Novanta: da pilastro del Bari a riserva di lusso alla Juve, poi protagonista del Genoa che sconfisse il Liverpool ad Anfield e infine negli Stati Uniti insieme a Roberto Donadoni con cui giocò nel New York Metrostars dove concluse la carriera. Oggi vive a Città del Capo. Ha creato una società, la Nicaf, esclusivista della Lavazza per il Sudafrica. Trenta dipendenti e tre soci speciali: Gianluca Vialli, Massimo Mauro e Franco Baldini (collaboratore di Fabio Capello prima al Real Madrid e poi nella Nazionale inglese). La Nicaf serve i caffé negli stadi di Sudafrica 2010. Aree vip e hospitality, bar e macchinette. Previste 2 milioni di tazze e tazzine per il Mondiale. Deve lasciare davvero un gusto buono questo affare...

UN GOL VERDE - È stato calcolato che la quantità di emissione nocive prodotti nell’arco di tempo di tutto il torneo iridato si aggirerà, alla sua conclusione, intorno alle 900 mila tonnellate di anidride carbonica. A questa grande quantità si deve poi aggiungere un altro milione di CO2, prodotto dagli spostamenti che i tifosi stanno effettuando per raggiungere giornalmente i luoghi della manifestazione. Un impatto durissimo, incrementato anche dal fatto che la collocazione del Sudafrica, assai lontana rispetto alle grandi città internazionali, ha aumentato la necessità dei voli a lungo raggio e il consumo energetico per il soggiorno di tutti i partecipanti.
Tuttavia, proprio per risolvere questo problema, il governo sudafricano, in collaborazione con la FIFA e l’UNEP (il programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) ha formulato e attivato un interessantissimo programma ecologico, che già nei mondiali giocati nel 2006 in Germania era stato sperimentato con successo: definito simpaticamente “Green Gol” dovrebbe rendere in questi giorni di sport e solidarietà nazionale un notevole servizio per la tutela terrestre e ridurre al minimo i danni causati dall’inquinamento. Sono molte le innovazioni previste: la fornitura di acqua piovana per tutti gli stadi, un aumento dell’impiego e del personale dei mezzi pubblici per favorirne l’utilizzo in alternativa a quelli privati. Sono operativi numerosi taxi ecologici a gpl e l’illuminazione notturna è possibile grazie all’alimentazione tramite energia eolica. Sulle tribune degli stadi i cibi forniti agli spettatori sono tutti confezionati in contenitori riciclabili e biodegradabili, allo scopo di limitare la produzione di rifiuti.
E per sensibilizzare tutti i supporter alla protezione della natura, verrà consegnato ad ognuno di loro un importante Green Pass con tutte le informazioni più utili su come stare nel verde anche senza trovarsi sul campo da gioco. E questa è già una bella vittoria !

CALCIO D'ALTRI TEMPI - Purtroppo nello scontro diretto di venerdì scorso Brasile e Olanda non hanno potuto ripetere ciò che avevano già proposto in altre partite del Mondiale e che avrebbe fatto sembrare il quarto di finale una partita di alcuni decenni fa. Infatti, sia la Nazionale brasiliana che quella olandese hanno giocato almeno un incontro in Sudafrica schierando nella formazione titolare tutti giocatori con le maglie dall'1 all'11. Il 15 giugno, nel suo esordio mondiale, la Selecao ha affrontato la Corea del Nord schierando Julio Cesar, Maicon, Lucio, Juan, Felipe Melo, Michel Bastos, Elano, Gilberto Silva, Luis Fabiano, Kaka, Robinho. Scelta analoga 5 giorni dopo per Brasile-Costa d’Avorio.
La stessa cosa ha fatto l’Olanda nell’incontro valido per gli ottavi di finale contro la Slovacchia: in campo Stekelenburg, Van der Wiel, Heitinga, Mathijsen, Van Bronckhorst, Van Bommel, Kuyt, De Jong, Van Persie, Sneijder, Robben.
Gli infortuni di Elano tra i verdeoro e di Mathijsen negli orange hanno costretto i ct Dunga e Van Marwijk ad inserire al loro posto Dani Alves e Ooijer, entrambi col numero 13 sulle spalle.

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"Sudafrica nel pallone": dubbi, lacrime, speranze

sabato 3 luglio 2010


TROPPI INVIATI E POCHE PARTITE - Se si trattasse di sicurezza si potrebbe parlare di un massiccio spiegamento di forze. In effetti la RAI ha inviato in Sudafrica per seguire il Mondiale più di 100 collaboratori, il doppio di quelli schierati da Sky. E ovviamente le polemiche non si sono sprecate. Il Comitato di redazione di RaiSport ha voluto puntualizzare che «le "missioni" delle due reti nazionali tedesche Ard e Zdf sono costiutite da quasi 1000 unità. La Bbc ne schiera 150, la tv francese TF1 200, contro i 60 di Rai Sport tra impiegati, giornalisti, telecineoperatori e circa 70 unità operative della produzione tv».
Non vogliamo entrare nella polemica sui numeri, però in merito a quella sul rapporto qualità/prezzo vorremmo dire alcune cose: la Rai trasmetterà in totale 25 delle 64 partite giocate in Sudafrica, con copertura integrale delle sole semifinali e finali, perchè ha ceduto i diritti di metà Mondiale a Sky in un accordo che comprende anche l'edizione del 2014 e le Olimpiadi del 2012.
Liberatasi della diretta delle partite non ci è chiaro il perchè la Rai abbia dovuto occupare diverse ore di programmazione con ben quattro rubriche quotidiane infarcite di ospiti e situazioni francamente evitabili: a Mondiali Rai Sprint si cerca un fidanzato per Linda Santaguida, a Notti Mondiali l’ex arbitro Daniele Tombolini si è inventato un fantastico gioco sul vero mestiere degli arbitri e Giampiero Galeazzi suona la vuvuzela in compagnia di Maurizio Costanzo...
Da tempo ormai nel nostro Paese va di moda il calcio parlato; ci accontenteremmo di quello... anche se quello giocato è francamente molto più appassionante.

BELLE STATUINE - Non stiamo parlando della difesa della Nazionale italiana, anche se era da 40 anni (21 giugno 1970 a Città del Messico, Brasile-Italia 4-1) che l'Italia non subiva tre reti in una partita dei Mondiali come è invece successo nel 2-3 con la Slovacchia. Natale è ancora lontano ma si sa che i napoletani son sempre pronti a sfottere: così l’artigiano Genny Di Virgilio ha realizzato la statuetta di Marcello Lippi che piangendo impugna la valigia simbolo della disfatta in Sudafrica. Ecco il Lippi della sconfitta, la più umiliante nella storia della Nazionale.
Nei giorni scorsi il maestro pastoraio di San Gregorio Armeno ha dedicato una statuina anche a Diego Armando Maradona, ct della nazionale argentina.

RALLENTA L'INTIFADA - Leggendaria fu la vittoria di Gino Bartali al Giro di Francia il 15 luglio 1948 che, secondo molti, avrebbe addirittura risparmiato all'Italia una sanguinosa guerra civile dopo l'attentato a Palmiro Togliatti. Ma a riprova che i grandi eventi sportivi riescono a distrarre gli animi dalla politica, ecco arrivare dalla Cisgiordania una conferma: durante i Mondiali sudafricani, gli attacchi a colpi di pietre dei palestinesi contro i soldati israeliani, la cosiddetta «Intifada», si sono ridotti del 50 per cento.
Nell'area occupata dal 1967 dall'esercito israeliano vivono circa 2.163.000 persone, in maggioranza palestinesi. La convivenza è ovviamente difficoltosa visti i continui incidenti che scoppiano pressoché quotidianamente tra palestinesi e truppe d'occupazione. Il copione prevede rapide incursioni di gruppi di giovanissimi armati di sole pietre, una strategia conosciuta appunto come "Intifada" che in arabo significa "rivolta", "sollevazione".
Da quando sono iniziati i Mondiali sudafricani le partite hanno subito catalizzato l'attenzione generale. Gli arabi infatti, anziché scendere in strada a tirar pietre contro i militari con la stella di Davide, hanno preferito rimanere in casa a seguire le vicende del calcio. Secondo il quotidiano Maariv le autorità militari israeliane hanno constatato con sorpresa e soddisfazione come nelle ultime settimane la casistica delle violenze abbia rilevato solo una ventina di sassaiole, il numero più basso da un decennio a questa parte.

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