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Giovanni Falcone: un testimone contro la mafia

mercoledì 23 maggio 2007

"Un uomo fa quello che è suo dovere fare,
quali che siano le conseguenze personali,
quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.


Questa è la base di tutta la moralità umana"
( Frase di J.F.Kennedy, che Giovanni Falcone amava ripetere )


Erano le 17,48 quando su una pista dell'aeroporto palermitano di Punta Raisi atterrò un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall'aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c'erano Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista, tre auto della sua scorta che lo aspettano. Le tra macchine partirono: sulla prima c'era il giudice che guida. Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l'autostrada, l'aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti.
Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall'esplosione la prima macchina non c'è più. La seconda è seriamente danneggiata. La terza, quella azzurra, è un ammasso di ferri vecchi, ma dentro i tre agenti sono vivi, feriti ma vivi.

Ci piacerebbe ricordarlo per quello che era, un fedele servitore dello Stato. Non vorremmo trasformare questo magistrato in un eroe senza macchia e senza paura. È stato a nostro avviso invece un testimone coerente della propria vocazione, capace di andare fino in fondo per amore del proprio lavoro e della sua terra. Nato a Palermo il 19 Luglio del 1939, è di famiglia borghese e conservatrice, residente nel centro del capoluogo siciliano. Da adolescente, terminata la maturità classica si interroga sul proprio futuro: sarà medico o magistrato ? In questo periodo uno scritto di Mazzini, riguardante la giustizia, gli infiamma il cuore. Così dopo aver perfino tentato una carriera come ufficiale in marina, nel 1964 Falcone, laureatosi a Palermo, supera il concorso per entrare in magistratura. Già allora i sentimenti che lo abitavano, e che conserverà per tutta la vita, esprimono una decisione estrema nell’andare fino in fondo. Non si poneva cioè il problema se alcune azioni andassero portate a termine, ma solo il modo con cui affrontarle. La sua vita ci testimonia che questo principio, non rimase un bel proclama un po’ retorico, ma fu vissuto quotidianamente dal giudice. Ben presto dunque, dopo una breve esperienza nell’ambito del diritto civile, si dedicò al diritto penale o meglio alla sua vera vocazione,ai processi contro la mafia ( fino al maxiprocesso contro la mafia, che vedeva imputate 475 persone ). E come può essere in Sicilia per chi è coerente con se stesso ?

Falcone è stato ucciso quindici anni fa, nella
strage di Capaci del 23 maggio 1992, da una carica di 500 chili di tritolo che fa saltare in aria l'auto blindata su cui viaggiava insieme alla moglie. Insieme a Falcone e alla moglie Francesca Morvillo, magistrato anche lei, muoiono gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Le sue idee, ora, camminano sulle nostre gambe e su quelle di chi lotta contro la mafia.

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Spillato dal Caña Team alle 09:41 -

1 boccali pieni:

grazie per essere stati i primi da cui ho letto il bel ricordo nell'anniversario della strage.

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