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Un giorno per ricordare sempre

sabato 27 gennaio 2007

Il 27 gennaio 1945 i soldati dell'Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz e liberavano i prigionieri sopravvissuti allo sterminio del campo nazista. La Shoah venne scoperta e svelata al mondo intero dalle truppe liberatrici che entrarono nel campo di Auschwitz-Birkenau: è stato il più atroce orrore della storia dell'umanità.
Circa sei milioni furono gli ebrei deportati e uccisi dalla fine degli anni '30 al 1945 in Europa.
Con una legge del 20 luglio 2000, la Repubblica italiana ha istituito il Giorno della Memoria e nel primo articolo riconosce il 27 gennaio come data simbolica per "ricordare la Shoah ( sterminio del popolo ebraico ), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati".

Oggi, nel giorno della settima edizione del Giorno della Memoria, è previsto su tutto il territorio nazionale un calendario denso di manifestazioni: mostre fotografiche, testimonianze, proiezioni cinematografiche, concerti e dibattiti con l’obiettivo comune di perpetuare, nelle generazioni attuali e future, il ricordo del giorno in cui fu liberato nel 1945 il campo di concentramento di Auschwitz e per non dimenticare cosa ha rappresentato la sua esistenza, in quei terribili tre anni, per il popolo ebraico e per noi tutti.
Le manifestazioni italiane si propongono di potenziare e differenziare i canali della comunicazione, perché le parole e le immagini sulle atrocità dei campi di stermino che circoleranno ovunque il 27 gennaio in particolare, e nei giorni che immediatamente lo precedono e lo seguono, possano offrire un messaggio forte a tutti, sia sul piano informativo che su quello educativo.
La ricorrenza della liberazione dagli orrori senza fine e senza senso di Auschwitz, deve essere un patrimonio comune nel ricordo di ognuno, da conservare inalterato nel tempo, nel segno della solidarietà e della speranza in un futuro veramente migliore.

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Spillato dal Caña Team alle 09:31 -

2 boccali pieni:

La circostanza odierna mi ha fatto ricordare la visita ad Auschwitz di questa estate nel corso del viaggio in Polonia.
Nei diversi blocchi, una volta usati per rinchiudere i prigionieri, sono riprodotte le situazioni di vita nel campo che, francamente, sono difficili da dimenticare.
Se vi capita, andate a fare una visita ad Auschwitz o a qualsiasi altro campo di concentramento perchè vedere di persona gli orrori del passato ci rende uomini più responsabili per il futuro e probabilmete può evitare che ciò che è successo una volta possa, in qualche modo, ripeetersi...

solo una domanda: cosa ne pensate della nuova legge (un'altra?) su chi nega l'olocausto? per voi è giusto il carcere o sarebbe meglio qualcos'altro, come propongono gli storici che hanno scritto un documento dal titolo " Contro il negazionismo, per la libertà della ricerca storica”? il discorso è che rispondere con una minaccia al negazionismo porterebbe direttamente alla creazione di una "verità storica di Stato", la stessa che certificava "il socialismo" nei regimi comunisti, "l'antifascismo" nella Germania dell'Est, la "non esistenza" del genocidio armeno in Turchia. Non solo: con la legge, da una parte si offrirebbe ai negazionisti l'opportunità di ergersi a difensori della libertà d'espressione, dall'altra si accentuerebbe l'idea della "unicità della Shoah in quanto evento incommensurabile e non confrontabile con ogni altro evento storico", concezione assai discussa nel mondo accademico e degli studiosi. la memoria si costruisce e si tutela investendo in cultura, educazione e impegno civile. Sono queste le armi e le risposte più efficaci a coloro che continueranno ad andare nel verso contrario. Grazie al lavoro degli storici e alla consapevolezza di cittadini liberi di agire, indipendentemente da alibi legislativi, i negazionisti scopriranno presto di parlare nel deserto (tratto da http://www.korazym.org/news1.asp?Id=21117). vi segnalo anche l'intervista a amos luzzato, presidente emerito dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (http://www.korazym.org/news1.asp?Id=21192).

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