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Pena di morte: diamoci un taglio

venerdì 5 gennaio 2007

Francamente ci saremmo aspettati una fine di 2006 e un inizio del 2007 diversi. E invece il 30 dicembre, quattro giorni dopo la conferma della sentenza da parte della Corte d'appello irachena, Saddam Hussein è stato giustiziato.
L'ex dittatore era stato condannato a morte il 5 novembre 2006 per l'uccisione di 148 abitanti del villaggio di al-Dujail, avvenuta nel 1982 a seguito di un tentativo di assassinio del dittatore stesso. Il processo, iniziato nell'ottobre 2005, due anni dopo la cattura di Saddam Hussein da parte delle forze Usa, era terminato nel luglio 2006. La Corte d'appello aveva convalidato il verdetto il 26 dicembre, quando il giudice Arif Shaheen aveva annunciato che la sentenza avrebbe potuto essere eseguita entro 30 giorni dalla ratifica del presidente iracheno Jalal Talabani o di un suo delegato.
E questo è avvenuto, con immagini filmate che hanno fatto il giro del mondo. Tanti si sono indignati, qualcuno ha esultato.

Sappiamo bene di trattare un tema non facile e sul quale le opinioni sono molteplici, ma permetteteci di ribadire anche con queste poche righe il nostro NO alla pena di morte. E anche nel caso si tratti di un tiranno sanguinario che per decenni ha seminato panico, violenza e morte nel paese che governava.
Per questo anche a noi erano suonate male le parole di Ban Ki Moon, neosegretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite che, commentando l'esecuzione di Saddam Hussein, aveva detto che l'Onu è contro la pena di morte ma che su questa materia «la decisione spetta a ciascuno degli stati membri» contraddicendo di fatto la politica perseguita finora dal suo predecessore Kofi Annan, fermamente contrario alla pena capitale.
Durissimo il commento del Times, che ha titolato: «La gaffe su Saddam del nuovo capo dell'Onu nel primo giorno di incarico. Non è chiaro - sottolinea il quotidiano britannico - se Ban semplicemente non fosse a conoscenza della politica dell'Onu o se non sia d'accordo con questa ma la sua portavoce, la giornalista haitiana Michele Montas, ha insistito che non c'è alcun cambiamento nonostante quella che ha definito "una sfumatura"».
Nella precisazione viene ribadito che l'ONU deve lavorare per l'abolizione della pena di morte, ma Ban «si rende conto che sarà un processo lungo» perché all'ONU sono rappresentati 192 paesi «che su questo argomento non sono d'accordo».

Intanto in giro per il mondo continuano ad essere emesse condanne a morte. Per questo è necessario un imminente cambio di rotta.
Speriamo che il 2007 sia l'anno buono; sono infatti ancora 74 i paesi che mantengono l'uso della pena di morte nel mondo (al 2005) mentre quelli che mantengono la pena di morte per circostanze eccezionali sono 9.

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Spillato dal Caña Team alle 13:14 -

3 boccali pieni:

Con l'autorizzazione dei due soci anziani del seminario mi permetto di inserire alcune brevi considerazioni sul tema della pena di morte.
D'accordo,orrore per la crudeltà di una pena sempre e comunque ingiusta,lo Stato non può e non deve farsi assassino.
Schifo per la diffusione di immagino in mondovisione.
Ma c'è qualcos'altro che non torna.
1)Come mai si torna a parlare di pena di morte dopo quella comminata sull'imputato eccellente in mondo visione e si continua a tacere sulle migliaia di condanne a morte che vengono eseguite ogni anno in paesi del primo,secondo e terzo mondo?(ad esempio in alcuni paesi dell'Africa gli oppositori politici vengono buttati nel recinto dei leono dalle guardie del dittatore locale,per non parlare delle migliaia di esecuzioni della Cina,Birmania,Nordo Corea etc...)
2)Il potere dei media ci fa dimenticare tutto,nonn ci rende più capaci di ragionare e di porre domande chiare e limpide:tutti sdegnati per l'esecuzione in mondovisione e onnipresenza in TV di un pittoresco personaggio che protesta scioperando a fame contro la pena di morte una settimana dopo aver protestato nello stesso modo per dare la morte a Welby.Possibile che nessuno si insospettisca su Pannella e su chi gli sta dietro(non dimentichiamo che è dipendente di quel Soros che nel 1992 mise le mani nelle tasche degli italiani svalutando dalla sera al mattino del 30% la lira contro dollaro e sterlina,ma questa è un'altra storia.
3)la presa in giro della protesta"formale"del nostro Governo in sede Onu contro la pena di morte;a costo di passare per fondamentalista estremista ottuso reazionario e se vi viene in mente qualcos'altro aggiungete pure,ricordo che l'Italia applica la pena di morte,semplicemente ha trasferito il potere di comminarla dal Ministero della giustizia a quello della sanità con la legge sull'aborto che da un bel po' di anni nessun governo si è sognato di mettere minimamente in discussione,anzi adesso andremo avanti con l'eutanasia...
Infine un pensiero sul cosiddetto "processo" a Saddam.
La giustizia dei vincitori sui vinti non è mai stata giusta e non può esserlo per definizione;allestire pseudo tribunali e pseudo processi come è stato fatto per Saddam(ma anche per i vari Milosevic ed altri al TPI in L'Aia)è solo cercare di farsi belli e lavarsi le mani con una legalità molto dubbia da dare in pasto a giornali e televisioni.
Il vincitore che processa il vinto,per quanto il secondo abbia torto marcio,non è MAI imparziale.
Saluti a tutti e buon 2007
Gigi Cabrino
    detto da Anonymous Anonimo - lunedì 8 gennaio 2007 22:07:00 CET  

Per dovere di cronaca rispondo quale autore del post. Non è stata certo l'esecuzione di Saddam Hussein ad aprirci gli occhi sulla pena di morte. In tempi "non sospetti", il 30 novembre 2005 in un post dal titolo "Monumenti illuminati contro la pena di morte", parlavamo della gior­nata internazionale Città per la vita - Città contro la pena di morte, occasione nella quale i monumenti simbolo di centinaia di città in tutto il mon­do sono stati illuminati per chiedere la sospensione delle esecu­zioni capitali. Sappiamo che i mezzi d'informazione riescono a condizionare i nostri dibattiti scegliendone i temi e i tempi e ci scusiamo se anche noi siamo caduti in questa trappola. Su questo e sugli altri temi toccati nel commento torneremo ad interessarci anche quando tutto intorno a noi sarà in silenzio.

Parla uno dei due soci anziani, per concordare sia con Alberto che con Gigi anche se mi permetto di dissentire solo su un fatto:Milosevic è stato giudicato da un tribunale internazionale e come lui anche altri criminali di guerra croati,non proprio dai vincitori di una guerra mai combattuta sul territorio con successiva occupazione come in Iraq.

Riempi un boccale !