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Parigi in fiamme

lunedì 21 novembre 2005

Situazione "incandescente" in Francia, dopo lo scoppio delle violenze nelle periferie di Parigi - abitate in maggioranza da cittadi­ni di origine straniera - e in trecento comuni francesi.
In un discorso alla nazione, il presidente Jacques Chirac ha parlato di "malessere profon­do" della società. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio così commenta la situazione francese:
«Parigi brucia. Non ci vuole molto per capire che l'immigrazione senza inte­grazione, le periferie lasciate a se stesse e lo sfruttamento di una manodope­ra a basso costo possono diventare, prima o poi, un problema incandescente. In Italia chi racconta la vita degli immigrati rischia di finire sotto inchiesta. È accaduto nel campo di Lampedusa dove gli immigrati - irrisi come clandestini e considerati colpevoli di non essere annegati nel Mediterraneo - sono costretti a sopportare piccole e grandi umiliazioni. Il libro verde della Commissione europea sullo sviluppo demografico definisce gli immigrati una risorsa economica contro lo spopolamento dell'Europa. Ma chi pensa che la soluzione sia il modello nordest ­lavorate e poi sparite, non ha capito nien­te. L'integrazione anche sociale è l'unica speranza per l'Europa».

Il bilancio di venti notti di violenze è di un morto, decine di poliziotti feri­ti - alcuni da colpi di arma da fuoco - e quasi diecimila automobili incendiate ( una piccola quota di quelle a cui è stato dato fuoco dall'inizio dell'anno in Francia ). La polizia ha fermato circa tremila giova­ni. Le violenze sono scoppiate dopo la morte accidentale di due giovani d'origine maghre­bina che credevano di essere inseguiti dalla polizia.

Ma la fotografia più realistica della situazione parigina è della disegnatrice Marjane Satrapi:
«In due settimane di rivoluzione in Francia ho visto, letto e ascoltato di tutto. Secondo la stampa mondiale, soprattutto quella americana che non perde occasione di puntare il dito contro la Francia, Parigi stava bruciando all'inferno. In effetti la situazione non era, e non è, molto tranquilla. Ma se chi vive a Parigi voleva credere che non stesse succedendo niente, beh poteva farlo, perchè a Parigi non stava succedendo niente. Ma la cosa più incredibile l'ho sentita alla radio: qualche sera fa, verso le otto e un quarto, improvvisamente la rivoluzione si è fermata. Nessuno per strada, niente incendi, niente scontri. Centodieci minuti dopo, cioè verso le dieci e mezza, la rivolta ha ripreso alla grande. Auto in fiamme, vetrine spaccate. Ebbene sì, tra le otto e un quarto e le dieci e mezza si giocava Paris Saint-Germain a Monaco. Il che la dice lunga su questa rivolta. E significa anche che la calma tornerà al più tardi l'estate prossima, con i mondiali del 2006».

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Spillato dal Caña Team alle 00:27 -

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