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Farsi guidare dalla "panza"

mercoledì 16 novembre 2005

Dare retta al proprio istinto è una di quelle cose più pericolose, ma che alla fine portano il maggior risultato. Enzo G. Baldoni ( copy e giornalista, rapito nell'agosto del 2004 in Iraq mentre guidava un convoglio della Croce rossa italiana e successivamente ucciso ) lo chiamava farsi guidare dalla "panza".

La sua "panza" lo ha guidato ( e, forse, anche salvato ) la prima volta che è stato in Colombia, nell'estate del 2001. In sette settimane di «casi e coincidenze», incontra cantanti d'opera, femminielli e tossicodipendenti a Bogotà . Abbandona la capitale per un accampamento della Farc nella selva colombiana. Conosce guerrigliere e comandanti, contadini e tassisti, descrive, appunta, fotografa, senza mai abbandonare quello sguardo divertito, curioso e partecipe che rendeva così speciali i suoi reportage. Questo è un brano tratto dal libro "Piombo e tenerezza" ripubblicato da "Diario" nella primavera del 2005.

Piove. Giornata così così, nulla di nuovo. Avevo un invito a cena fuori, ma ho declinato. Sono tornato presto in albergo, mi sono sdraiato sul letto, mi sono visto un po' di televisione, grato al Dio che ha inventato la pigrizia, e la libertà di scegliere.
Poi, verso le otto, sono salito al piano superiore, al Mirador, il piccolo ristorante che domina i tetti e le chiese della Candelaria.
Il Mirador ( al contrario della Scala, il ristorante nel patio, che è specializzato in cucina mediterranea ) prepara piatti tipici sudamericani, e colombiani in particolare.
Scelgo a caso: ordino il puchero, ha un nome che mi piace.
Arriva il sogno della mia vita: riso bianco, una montagna di verdure bollite di cui, a parte la patata, non so nemmeno lontanamente il nome e, nascosti sotto le verdure, una coscia di pollo lesso e due bei pezzi di manzo. A parte, una scodella di caldo: il brodo.
Ordino un bicchiere di vino tinto, ci sta troppo dentro. Mangio lentamente, con grande goduria. Finisco con una coppa di guayaba, guarnito di pezzettini di formaggio fresco.
Dopo cena, di ottimo umore, vado nella sala de la chimenea, il salone con camino al primo piano da cui si vedono tutti e due i patio dell'albergo ( sono due vecchissime case coloniali unite insieme ) e mi siedo con un buon libro ( La vergine dei sicari, un libro di un cinismo assoluto sui giovanissimi sicari di Medellín ). Arriva la premurosa ama de llaves, la governante, chiama Horacio, gli chiede di accendere «un fuego por el señor Baldoni».
Horacio è il Maggiordomo Che Tutti Vorremmo Avere, ha il giusto equilibrio tra confidenza e discrezione, è un discreto sommelier e, siccome mi vede sempre solo, tende a coccolarmi. Quando ha finito di accendere il fuoco mi fa:
«Señor Baldoni, si usted me permite...».
«Si, Horacio ?»
«Hay casi todo: el fuego, el libro, una situación muy agradable... falta solo un traguito ( manca solo un bicchierino )...»
«E vada per il traguito.»
«Si, señor. ¿ Ron ?»
«Ron, Horacio.»
Fuori piove, l'eterno autunno bogotano. Mi godo il fuoco acceso, il ron, il pasto, il libro, la musica classica che filtra tenue dalla pareti pannellate di quercia. Il libro è bello, avvincente, affilato.
Su, riconosciamolo. Potrebbe andar peggio.
Spillato dal Caña Team alle 11:29 -

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